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Il pane artistico

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In occasione di cerimonie di particolare rilevanza, quali matrimoni, battesimi, fidanzamenti o altre festività liturgiche, il pane assumeva un ruolo di primo piano. Questi avvenimenti, in cui gran parte della comunità veniva mobilitata, rappresentavano i momenti dove si manifestava una grande coesione sociale. Soprattutto nella preparazione del pane nuziale venivano coinvolti i parenti e le amiche della sposa, a cui si aggiungevano alcune donne dalla comprovata abilità nel modellare e decorare la pasta.

Il pane, finemente ricamato e ornato con particolari elementi, denominato per i motivi floreali che spesso ne caratterizzavano l’aspetto “pane fioridu” (pane fiorito), abbelliva le tavole imbandite dei banchetti e qualche volta veniva donato come bomboniera in ricordo dell’evento. In questi casi era possibile apprezzare l’abilità manuale e la capacità inventiva, sempre nel rispetto delle forme sancite dalla tradizione, con cui queste sapienti panificatrici forgiavano la pasta, in modo tale da renderla esteticamente pregevole.
Oggi, questo pane dalla grande finezza artistica e variamente decorato, viene restituito, recuperando e rinnovando queste antiche tradizioni, dalle esperte mani delle panificatrici olmedesi all’ammirazione del pubblico.

La spianata circolare, soprattutto in passato, è il tipo di pane preferito per la realizzazione di questi capolavori: la circonferenza intagliata e la superficie decorata con incisioni e timbri rendono l’aspetto di questo cosiddetto “pane fine piccadu” simile ai raffinati tessuti ricamati. I temi ricorrenti sono sia d’ispirazione naturale, come fiori e uccelli, sia di carattere simbolico, come cuori, figure stilizzate, e altro. Attualmente, a seguito di un rilevante flusso migratorio proveniente da diverse parti dell’Isola, si possono osservare fogge di pani derivanti dall’intrecciarsi di differenti tradizioni. Questi pani, sono arricchiti da minute sculture di pasta, tutte legate all’iconografia tradizionale, che, applicate in superficie, ne contraddistinguono l’aspetto. I fiori rimangono sempre i soggetti privilegiati: bouquet, rami fioriti rendono questo pane più un bene prezioso da custodire gelosamente che un prodotto da consumare a fini alimentari.

Esempio tipico sono le cosidette “loture”, pani a pasta dura dalla forma a corona, che finemente lavorate si tramutano in preziose ghirlande. La riscoperta di questa arte, oltre che ad una sua rivalutazione, ha portato ad una rielaborazione dei sistemi di lavorazione e delle forme utilizzate; i lavori odierni, infatti, sono vere e proprie opere d’arte in cui la pasta, anche se non commestibile, rimane comunque la materia prima. Da quest’ultima, lavorata con l’aggiunta di additivi, per garantirne la consistenza, e di antiparassitari per preservarla nel tempo, si ottengono delle forme estremamente originali e creative, non di rado caratterizzate da colori variopinti, per renderle più verosimili. Tra le realizzazioni più interessanti si annovera il Presepe di Pane, che rende onore alle sapienti doti delle panificatrici olmedesi, le quali modellano, nei minimi dettagli, le diverse forme del paesaggio e dei personaggi che animano la sacra rappresentazione del Natale.
Le tecniche per la realizzazione del pane speciale richiedono, non solo competenza, ma l’ausilio fondamentale di specifici strumenti indispensabili per la decorazione, quali le rotelle usate prevalentemente per ritagliare e rifinire i bordi e “sas imprentas”, particolari timbri che vengono utilizzati per imprimere la superficie del pane con figure varie di fiori, animali, frutti e quant’altro.
Non manca, inoltre, l’utilizzo creativo e fantasioso di attrezzi presi in prestito dalla cucina, come coltelli e forbici o di altri piccoli oggetti presenti nella casa: ditale, rocchetto, uncinetto. La tecnica della lucidatura, ottenuta attraverso la rapida immersione del pane in acqua bollente, conferisce infine splendore a questi piccoli capolavori.
Recentemente il Comune di Olmedo per valorizzare il lavoro femminile ha organizzando il corso “I Gioielli di pane” a cui hanno partecipato 22 donne, impegnandole attivamente nella sperimentazione e nella produzione artistica del prodotto.

 
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