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Comune di Olmedo

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Archeologia

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A confermare le radici lontane di questo paese sono i numerosi siti archeologici presenti sul territorio, segni inequivocabili di una continuità dell’insediamento umano in quest’area fin dalla preistoria. Nel territorio di Olmedo sono, infatti, concentrate numerose testimonianze di diverse epoche: dal neolitico ai tempi dell’antica Roma, tra cui importanti monumenti di età prenuragica, come le domus de janas (case delle fate), le antiche tombe preistoriche: grotticelle scavate nella roccia ed articolate in più celle, che riproducevano le dimore terrene dei defunti. Particolarmente interessanti risultano la necropoli di Santu Pedru, un insieme di domus de janas localizzate al confine con il comune di Uri, dove sono presenti decorazioni con figure stilizzate, quali la protome taurina, simbolo di virilità, e la falsa porta, riproduzione in rilievo dell’ingresso di una capanna, efficace rappresentazione del trapasso nell’aldilà.

Ma è il complesso megalitico di Monte Baranta che affascina particolarmente lo studioso nonché il visitatore. Conosciuto anche col nome di Su casteddu, situato nell’omonimo colle Monte Baranta, a circa 3 km dal centro abitato, in direzione di Alghero, è collocato su un altopiano roccioso che domina tutta la Nurra e dal quale è possibile ammirare il paesaggio naturalistico circostante. All’interno di questa sito di età prenuragica (presumibilmente risalente al 2500-2000 a.C.) si trovano diverse tipologie di strutture: il recinto-torre, mastodontica fortezza (unica in Sardegna) dalla singolare forma a ferro di cavallo; la muraglia, imponente cinta muraria (lunga 97 metri, larga 5 metri e alta mediamente 2,5 metri), che svolgeva una funzione difensiva per l’area abitativa; l’area sacra, uno spiazzo caratterizzato dalla presenza di un ampio circolo megalitico e di diversi menhir (lastroni di trachite dalla forma fallica, simboli di fertilità); l’abitato, delimitato dalla cinta muraria, in cui sono riconoscibili le tracce delle capanne del villaggio.o Non meno interessante risultano le testimonianze di epoca nuragica, che, come attesta il Nissardi nella sua carta nuragografica del 1914, fanno di Olmedo uno dei territori a più elevata densità di nuraghi in Sardegna. Infatti, si contano circa 20 nuraghi, alcuni dei quali si presentano parzialmente integri, come il nuraghe Coinzolu e il nuraghe Mannu. Il primo, situato a circa 1,5 km dal centro abitato, in prossimità della strada per Fertilia, è caratterizzato da una torre di circa 4 metri, al cui interno si accede ad una camera centrale contraddistinta da una copertura a tholos (falsa cupola realizzata con anelli concentrici di pietre che si sovrappongono con diametro progressivamente minore), mentre la sommità è raggiungibile mediante la scala interna a chiocciola.

Il nuraghe Mannu, situato nella parte alta del centro abitato, conserva ancora una camera circolare, caratterizzata anch’essa da una volta a falsa cupola, ma oggi occupata da un crollo imponente, che ne ha compromesso la struttura originaria. Altri complessi, pur avendo perso la loro integrità, conservano alcuni aspetti di grande interesse, come il nuraghe Talia. Situato a circa 1 km dal centro abitato, in prossimità della strada che collega Olmedo con la 127 bis, deve il notevole interesse archeologico alla presenza, a pochi metri di distanza, di strutture di epoca romana, con un piccolo impianto termale, segno inconfutabile di una significativa densità abitativa fin dall’antichità, favorita probabilmente dalla conformazione pianeggiante del terreno, ricco, peraltro, di corsi d’acqua. Il nuraghe, quasi completamente distrutto, si conserva oggi solo grazie ad un fico secolare che sorregge i sei filari di pietra trachitica e mostra, tuttavia, un’originaria pregevole architettura. A circa 30 metri incontriamo l’edificio termale, costituito da quattro ambienti, costruiti con frammenti laterizi legati con malta, in alcuni dei quali si possono ammirare rivestimenti con tracce di mosaici. Sempre risalente al periodo nuragico è l’importante scoperta in località Camposanto di un tempietto nuragico a pozzo, riportato alla luce negli anni venti del secolo scorso, ma purtroppo andato distrutto a causa di un trafugamento ad opera di alcuni tombaroli. Da questo sito provengono, tuttavia, reperti di notevole interesse, tra i quali un modellino in bronzo di una fortezza nuragica a cinque torri, che ancor oggi si possono ammirare nelle sale del museo “Sanna” di Sassari. Per quanto riguarda la parte urbana, si conservano, nelle poche vie delle centro storico, solamente alcuni edifici che hanno costituito il nucleo originario su cui si è sviluppato il paese. Tuttavia, merita sicuramente una particolare considerazione la chiesetta romanica di Nostra Signora di Talia che sorge nel cuore del centro urbano. Databile intorno al 1130 e riportata al suo antico splendore intorno al 1970, è costruita in calcare, trachite e tufo rossastro, si inserisce a pieno titolo nel panorama architettonico della Sardegna medievale.

ITINERARI PROPOSTI: Alla scoperta delle antiche radici...tra Domus de Janas, nuraghi e fortezze megalitiche

 
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