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E' marco pani il "primo cittadino onorario di olmedo"

Cultura
5 settembre 2006
Il Consiglio Comunale ha deliberato di concedere la cittadinanza onoraria e di consegnare simbolicamente le chiavi della città al prof. Marco Antonio Pani, regista e sceneggiatore del cortometraggio Panas, interamente realizzato a Olmedo e nel suo territorio, con attori locali non professionisti alla prima esperienza di recitazione.
Dopo la cerimonia della sottoscrizione del patto di gemellaggio con la Olmedo spagnola, un altro straordinario evento ha interessato la comunità. Con una decisione che non ha precedenti nella storia del paese, il Consiglio Comunale ha deliberato di concedere la cittadinanza onoraria e di consegnare simbolicamente le chiavi della città al prof. Marco Antonio Pani, regista e sceneggiatore del cortometraggio Panas, interamente realizzato a Olmedo e nel suo territorio, con attori locali non professionisti alla prima esperienza di recitazione.

Già dal 28 agosto scorso infatti, la Civica Assemblea, su proposta della Giunta Comunale, aveva approvato, all’unanimità e con marcata corrispondenza di entusiasti accenti, l’attribuzione onorifica della cittadinanza, certo per gli indubbi meriti che Pani ha conseguito con la sua attività culturale di regista e di sceneggiatore, apprezzata a livello nazionale e internazionale, ma più in particolare per la commovente rivisitazione del mito delle Panas, attraverso la quale l’Autore ha svolto, a Olmedo e per Olmedo, una operazione culturale e sociale di eccezionale importanza sia sotto il profilo artistico e antropologico sia sotto il profilo sociale e civile.
Una rinnovata emozione ha avvolto la sala delle adunanze consiliari, ospitata nel Palazzo Civico, proprio nel cuore del paese, accanto alla Chiesa Romanica del secolo XII. L’aula, tirata a lucido, era impreziosita dai dipinti raffinati e multicolori di Rosa Pinna, dalle elegantissime creazioni del liutaio Carmelo Martinez e dalle lucentissime lame prodotte dalle sapienti mani di Giovanni Casu.
Alle ore 20 di Sabato 2 settembre, l’inizio di una cerimonia semplice, nella sua domestica dimensione, eppure capace di coinvolgere nel profondo tutti i partecipanti.
Il Consiglio Comunale, alla presenza della delegazione spagnola del gemellato Ayuntamiento de Olmedo, ha dapprima pubblicamente rinnovato con voto unanime il conferimento della cittadinanza onoraria a Marco Pani. Al momento del voto sedevano sui civici scranni, oltre al Sindaco Luigi Ruiu, il Vice Sindaco Gianni Monti, gli Assessori Gabriella Isoni, Gianfranco Muroni e Stefano Piras, il Consigliere Capogruppo Giovanni Daga con i colleghi Prof.ssa Antonella Salaris, Barbara Contini, Maria Elena Pinna, Dr. Tony Faedda, quest’ultimo anche in veste di Consigliere Provinciale.
Di seguito alle espressioni di voto, il Segretario Comunale, l’olmedese Dr. Antonino Puledda, ha pubblicamente invitato il Prof. Marco Pani a presentarsi dinanzi alla massima assise locale accompagnato della testimone che Egli aveva prescelto, Teresa Maria Costanza Camboni in Pani, sua madre, appartenente a una della più antiche famiglie del luogo.
La stimatissima Sig.ra Teresa, anche in rappresentanza del padre di Marco, impossibilitato a partecipare per motivi di salute, ha condotto il figlio nella sala consiliare. Entrambi sono stati accolti dall’omaggio spontaneo e immediato dei Sigg. Consiglieri, degli ospiti spagnoli e di tutti i presenti, levati in piedi e uniti in un unico, incontenibile e quasi interminabile applauso.
Mentre le struggenti note de Su olu de s’astore, impeccabilmente interpretata dal Coro Polifonico Incantos, si diffondevano nella sala gremita, in una dolcissima atmosfera di amicizia, Marco Pani e sua madre, hanno occupato i posti d’onore accanto al Sindaco Luigi Ruiu e all’Assessore alla Cultura Gabriella Isoni. Alle loro spalle, scortato dalla Polizia Municipale in uniforme di gala, si elevava il Gonfalone Comunale, bianco e verde, colori della purezza e della speranza, con il bellissimo stemma recante l’albero d’olmo e i due tori rampanti, simbolicamente raffigurati nel furioso colore dell’ardore e della passione: il rosso.

Nel suo iniziale indirizzo di saluto il Sindaco Luigi Ruiu ha brevemente richiamato le motivazioni che hanno indotto il governo locale ad attribuire il non comune riconoscimento. Il Sindaco ha sottolineato che è stata scelta una degnissima persona per rivestire , per la prima volta nella storia di Olmedo, il titolo di cittadino onorario. “Una persona che, al di là del suo indiscusso prestigio intellettuale, ha dimostrato grande amore per il nostro paese e che ha saputo immediatamente conquistare la simpatia e l’affetto degli olmedesi che da molto tempo lo considerano amico e compaesano”. L’Assessore alla Cultura Gabriella Isoni ha quindi svolto una articolata relazione per illustrare più diffusamente il processo che ha portato la Comunità a prendere conoscenza dapprima del progetto Panas, poi ad apprezzare le elevatissime qualità di Marco Pani quale coordinatore e ispiratore di una troupe variegata, chiamata a operare in un set a cielo aperto: Olmedo e le sue campagne. Il premio della cittadinanza onoraria, ha proseguito Gabriella Isoni, rappresenta anche una originale, ma sentita, forma di ringraziamento a Marco Pani e a tutti i suoi collaboratori. A cominciare dagli attori olmedesi che, seppure al primissimo cimento cinematografico, hanno saputo offrire, guidati da un demiurgico regista, una prova altamente commovente e convincente.
Anche l’Alcalde de Olmedo, Don Alfonso Centeno Trigos ha voluto esprimere le congratulazioni sue personali, dell’Ayuntamiento e della popolazione olmedana. “Per sentirsi cittadini non occorre essere residenti del luogo o esservi nati. Si è veramente cittadini di un qualsiasi luogo quando il proprio cuore è vicino a quel luogo”.
A questo punto, Marco Pani, fra il silenzio composto e rispettoso dell’intero uditorio ha letto la sua magnifica prolusione di ringraziamento. Le sue parole leggere rifluivano da un capo all’altro della sala. A decine i volti commossi e gli occhi accesi di commozione, molte le lacrime, non sempre trattenute a stento. Marco ha ricostruito la Olmedo della sua infanzia con brevi e incisivi tratti, ancora sospesi tra sogno e realtà. Dai suoi ricordi emergono figure possenti e fondanti: il nonno Antonio Camboni e la nonna Sebastiana. Possenti e fondanti anche i luoghi descritti: Su Padru, Monte Baranta. Accanto ai testimoni maggiori della sua educazione sentimentale, una miriade di riquadri e figure appartenenti all’immaginario collettivo del paese: il viaggio in littorina per il mare, le storie composite orchestrate da Giovanni, i canti di speranza, le tante partenze e i ritorni…. , a volte, solo agognati.
Marco Pani ci ha parlato della sua Olmedo ricostruendo momenti irripetibili: l’attraversamento del paese da parte delle greggi, l’allevamento domestico dei falchetti, la sicura ospitalità di tante “domos amigas”. Qualcuno ha intravisto nelle sue parole una possibile sceneggiatura su un paese che, a metà degli anni ’70 del secolo scorso, stava vivendo una straordinaria e irreversebile stagione di cambiamento. Altri nelle sue parole hanno rivisto i magistrali scatti del nonno Antonio Camboni, munifico fotografo, non professionista eppure immensamente dotato sotto il profilo tecnico ed espressivo. Tutti, nelle sue parole, hanno colto il senso di un cammino, sempre in divenire, verso la casa ideale: la casa dei sogni più belli, la casa delle memorie più care, la casa della nostra anima. Ogni uomo ha nel suo cuore il proprio villaggio interiore, fatto di volti e di suoni, di panni distesi ad asciugare sui cespugli di mirto e di sale da cinema dove iniziare ad amare. Marco ci parla del suo villaggio e le sue parole diventano, per questo, universali.
“Di quel mio villaggio interiore gli olmedesi sono da tempo cittadini onorari”.
(leggi il testo del discorso in coda alla news)
Un applauso impetuoso e sincero ha abbracciato Marco Pani alla fine della sua lettura, mentre il Coro Polifonico “Incantos”, diretto dal M°. Dario Pinna offriva al neo cittadino onorario un altro esempio della sua raggiunta maturità espressiva: Nanneddu Meu.
Autorizzata dal Sindaco la poetessa olmedese Filomena Testoni, figlia del celebre aedo locale Barore Testone (Salvatore Testoni) ha letto una sua composizione dedicata al regista. (Il testo della poesia sarà reso al più presto disponibile sul sito). Da ricordare che Filomena Testoni compare anche nella pellicola Panas.
Subito dopo il Sindaco, dopo avere indossato la fascia tricolore, ha incaricato il Segretario Comunale di dare pubblica lettura del documento che attesta e certifica la concessione dell’onorificenza indicando di essa le motivazioni. (Il testo e l'immagine della pergamena a breve disponibili sul sito)).
Il Dr. Puledda dopo la pubblica lettura dell’atto ha brevemente illustrato la composizione della pergamena, anche in questo caso opera della bibliotecaria Loredana Marongiu e del dr. Mario Corrias. Oltre allo stemma di Olmedo il documento riporta il richiamo del gemellaggio con l’Ayuntamiento della Olmedo castigliana. Il Segretario Comunale ha precisato che il documento inerente alla onorificenza, essendo il primo atto ufficiale dopo la cerimonia della sottoscrizione degli accordi fra i due Enti, è il primo a vedere inserito , come avverrà per i futuri documenti, il riferimento al patto di fratellanza.
Sulla parte sommitale destra della pergamena è stata collocata l’effigie di Nostra Signora di Talia quasi a voler ricordare con la venerata immagine della Patrona di Olmedo, quel il concetto di maternità, poeticamente delineato nel film Panas, che in Maria trova il suo modello più alto. In basso a sinistra l’immagine del Kouros (giovinetto offerente) bronzetto di fattura greca o etrusca, (unico del genere rinvenuto sinora in Sardegna) custodito presso il Museo Sanna di Sassari. Il Kouros potrebbe forse identificare quella speranzosa adolescenza della quale si nutrono le magiche ispirazioni di Marco Pani. Infine, sullo sfondo, l’immagine di Monte Baranta. Fra i maestosi blocchi de Su Casteddu (il recinto torre) si intravede l’azzurro del cielo, dischiuso dallo spazio aperto dell’ingresso principale: un fascio di luce che proietta, quasi come al cinema, sogni e aspirazioni per un futuro migliore. A Marco Pani il compito di re-interpretare, secondo la sua personale sensibilità, la simbologia della pergamena nel suo mondo interiore.
La pergamena, pubblicamente sottoscritta dal Sindaco Luigi Ruiu e dal Segretario Comunale Dr. Puledda, è stata donata al neo cittadino onorario.
Il cerimoniale è proseguito con la simbolica consegna delle chiavi della città. Due giovani in abito tradizionale, Andrea Puledda e Francesca Nonne, hanno presentato al Sig. Sindaco l’artistica riproduzione di una antica chiave, recante lo stemma del Comune, realizzata in ferro battuto e in osso dall’artigiano locale Giovanni Casu, erede dello storico “frailalzu” olmedese Giovanni Petretto (Pedrette). Quale scrigno di eccezione per le chiavi, la riproduzione di un violino ad opera di Carmelo Martinez. Il tutto sorretto da una chiave musicale di violino, sempre in ferro battuto.
Con questi segni la comunità ha voluto simboleggiare il suo affidamento nella persona del neo cittadino onorario. La fiducia nei suoi confronti è infatti tale da giustificare la consegna nelle sue mani della casa di tutti. Egli invero è già entrato nelle case e nei cuori degli olmedesi con la sua arte.
Al momento della consegna delle chiavi della città un inatteso fuoriprogramma: il Sindaco ha chiamato accanto a Marco Pani gli attori del film Panas presenti in sala: Giovanni Masia, Giovanna Spanedda, Franca Salaris, Serena Pintore, Talia Piras, Filomena Testoni.

Un memorabile inizio di settembre per l’antica e fiera Ulumetum. Prima il gemellaggio con “stella gemella” castigliana, poi l’abbraccio a un nuovo figlio. Come la “villa” spagnola anche Marco Pani splendeva, anche nelle lontane stagioni, nel firmamento olmedese.

La serata, illuminata dalla luna, si è conclusa con la proiezione di due cortometraggi di Marco Antonio Pani. “Panas” (in lingua sarda con sottotitoli in spagnolo) e “Puertas del mundo nino” (in spagnolo).
Quella luna, visibile in Cartiglia y Leon e in Sardegna, in Italia e in Spagna, nelle Province di Sassari e di Valladolid, nella Nurra e nella Terra de Pinares, occhieggiava agli olmedesi e agli olmedani, uniti nel nome di Marco Pani.


Leggi, qui di seguito, il discorso di Marco Pani.


Da piccolo avevo un sogno ricorrente. A dire la verità erano vari, i sogni ricorrenti, anche se per la maggior parte erano incubi. Ma questo no. Questo era un sogno strano, ma bello.

Iniziavo una lunga passeggiata con nonna Busciana ( molti di voi forse la ricordano ancora). Partivamo dalla casa di nonno Camboni verso la campagna. Olmedo, allora, finiva lì. Più su c’era il deposito, dove a volte si potevano vedere grosse bisce o lepri. Fra casa di nonno ed il deposito, anche se in quel sogno era già sera, c’erano lenzuola stese sopra dei cespugli di mirto, ad asciugare e prendere l’aroma della campagna.
Ma nonna Busciana ed io, in quel sogno, camminavamo nella strada che portava a Su Padru, costeggiando il paese per un pò. Poi entravamo in una campagna di cardi selvatici, euforbie ed asfodeli puntando verso l’altopiano. Passavamo a fianco ad un ruscello che brillava alla luce tagliente delle ultime ore e sul quale tremolavano le ali argentine e dorate delle libellule. Quindi, proseguivamo salendo in mezzo ai boschi di leccio e olivastro, passando accanto al rudere di qualche nuraghe. Infine, giunti sull’altopiano, incontravamo dei muri grandi, fatti di massi enormi: come un corridoio, dentro il quale camminavo, fino a sbucare in una piazza grande, costellata da un’infinità di gigantesche figure di pietra.

Ripetei questo sogno, con qualche variante, per diversi anni. Poi un giorno mia zia Marina, quella che vive a Roma, disse che voleva portarmi a vedere delle rovine che aveva visto, per la prima volta, nel corso di una recente passeggiata sulle colline intorno al paese.

Andiamo. Camminiamo sulla strada che porta a Su Padru. Entriamo nelle campagne fiancheggiando ogni tanto la rovina di qualche nuraghe. Passiamo a fianco ad una diga che ferma le acque di un ruscello che qualcuno ha incanalato per l’irrigazione, chissà quando. Ci sono già meno libellule.
Arriviamo sull’altopiano. Qui camminiamo fra spine e cespugli fino a trovare una gran muraglia di pietre enormi, munita di un paio d’ingressi mezzi crollati. Passo attraverso uno di loro: ho una sensazione di dejà vu. Ma c’è qualcosa che non coincide. Allora m’inginocchio. E, così, dal basso, dal punto di vista di un bambino di 7 o 8 anni, mi ritrovo in un corridoio fatto di massi enormi. Ci passo attraverso, ed arrivo ad uno spiazzo grande, pieno di enormi figure di pietra, ormai abbattute e spezzettate al suolo. Sorrido, mi sento a casa.

Oggi quel posto è indicato da un cartello turistico che recita “Monte Baranta”, tanta gente lo va a visitare durante l’anno, è ormai diventato un orgoglio per gli olmedesi, perchè è un sito archeologico di grande importanza. Il paese è cambiato molto dagli anni di quel sogno ricorrente, la gente cambia, molti arrivano e molti se ne sono andati, perchè il tempo era scaduto, o perchè in cerca di un lavoro migliore, o per amore, o chissà per quale altro motivo. Ma di tutti, sempre, si aspetta il ritorno.
Ecco forse questa giornata per me, in un certo senso, è un ritorno a casa.

Come qualcuno di voi già sa, ho trascorso ad Olmedo almeno un mese l’anno, dalla nascita fino ai 18 anni, quando le prime prove generali d’indipendenza, lo studio, ed i primi amori prima, qualche fatto doloroso poi, mi hanno tenuto lontano dal paese per tanti anni, se non per qualche visita sporadica.
In totale, comunque, si può dire che almeno due dei miei 40 anni che stanno per suonare li ho trascorsi qui.
Sono nato a Sassari, vissuto a Cagliari dalla prima elementare fino a sei anni fa, quando mi sono trasferito per questa lunga parentesi in Spagna. Mio padre è nato fra i frutteti e gli oliveti di Cuglieri, mia madre a Roma, da padre Olmedese e madre di Villanova Monteleone, ma nata a Porto Ferraio nell’isola d’Elba.

Quindi di dove sono io?

E chi lo sa?

Credo che ognuno di noi, a prescindere dalla residenza o dai natali, abbia dentro di sé un suo paese, un villaggio, con i suoi abitanti, i suoi animali, i suoi paesaggi. Una popolazione fatta di donne, uomini, animali, paesaggi che sono passati ed hanno lasciato una parte loro dentro di noi, avvenimenti veri o idealizzati che si ripetono in quella nostra comunità interiore, ogni volta con una trama un pò diversa, come quando si racconta una storia, e non è mai esattamente uguale a se stessa.
Nel mio paese interiore c’è Giovanni alla stazione, con le sue camicie hawaiane ed i suoi Dr. Sholls, mentre sorride a tutti e racconta delle sue avventure Algheresi; ci sono le uova di struzzo ed il coccodrillo imbalsamato di zia Maria Elena, i cardellini di Zia Annetta, i figli di Tinianò, il cinema parrocchiale che proietta un film di Bruce Lee e a fare i biglietti c’è un ragazzo che incredibilmente, ha anche lui gli occhi a mandorla, “su spadinu” in ogni giardino che si rispetti, il rumore delle campanelle delle pecore che passano per il paese mentre ancora mi sto svegliando, il cortile di zio Antonino Salaris, con il suo nespolo ed il pollaio proprio lì dietro, con Zia Rosa che dà granaglie alle galline. Ma ci sono anche messe e rosari in cui la gente , cantando, chiedeva al Signore un futuro migliore. E ci sono anche le voci di giovani che con una chitarra ed una fede altrettanto incrollabile cantavano che “el pueblo, unido, jamàs serà vencido”, chiedendo anche loro, in fondo, un futuro migliore. E c’è il mare, che ho conosciuto grazie a dei biglietti piccoli, bianchi, di cartoncino grosso, che costituivano il prezioso lasciapassare per la fatidica e ormai soppressa fermata di San Giovanni. E potrei continuare per ore prima di finire il contenuto olmedese del mio personale villaggio.

Ma perchè, vi chiederete, vi parlo oggi di questo mio mondo interiore?

Tutti noi, ce l’abbiamo, il nostro ricco e personale villaggio fantastico. L’unica differenza, forse, fra quelli che chiamiamo artisti e quelli che artisti non sono o non sanno ancora di esserlo, è quella necessità impellente di mandare agli altri una cartolina, da quel villaggio, e la capacità di farlo attraverso la pittura, le pagine di un romanzo, un’opera teatrale, o un film, per piccolo che sia.

Vi parlo del mio, di mondo interiore, perché vi siete fidati di lui quando vi ho chiesto di farlo. Insieme, abbiamo trasformato il paese in un set cinematografico, di più, abbiamo trasformato un piccolo set cinematografico in una grande comunità di gente generosa, fiduciosa, solidale, unita dal desiderio di conoscersi e ri-conoscersi.
Olmedesi, sassaresi, cagliaritani, algheresi, spagnoli, senza distinzione, uniti nel dar vita, come per incanto, a un nuovo villaggio che, partendo dal mondo interiore di uno solo, cresceva col contributo di infiniti altri, facendosi, pian piano, tangibile e reale. Terrestre ed umano.

Oggi, cittadini di Olmedo, mi offrite, in realtà, per la seconda volta la possibilità di appartenere ad un posto preciso, che non sia solo interiore.
Perché, in realtà, ci siete già riusciti mille volte, a farmi sentire olmedese!

Ma ora avete deciso di chiamarmi ufficialmente, seppur simbolicamente, a far parte dei vostri: cittadino onorario.
È, questo, un onore grande. Un onore del quale sento tutta l’importanza, il significato, e la responsabilità, ma che accetto, con riconoscenza ed entusiasmo, dicendovi solo, e con sincerità, che nel mio paese, quello interiore, l’unico al quale mi sono sentito d’appartenere fino ad oggi, voi Olmedesi siete tutti, già da tanto, tanto tempo, cittadini onorari.

Grazie.

Marco Antonio Pani


Olmedo 2 settembre 2006.



 
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